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Vi siete mai chiesti come funziona il gusto del vostro gatto?

I gatti hanno sette vite ma anche sette recettori del gusto, a dirlo è la nuova ricerca del Monnel Center che si è occupata di comprendere la funzionalità del senso del gusto animale, per comprendere se esista in qualche modo una correlazione con la dieta dei nostri cuccioli.

Gli scienziati hanno ipotizzato che il senso del gusto si sia evoluto in modo da consentire agli animali di decidere in maniera critica se mangiare o meno un alimento in base alla sua validità nutrizionale. Si ritiene ad esempio che un gusto dolce sia il segnale della presenza di zuccheri e quindi fonte di energia e, per lunghissimo tempo, gli scienziati hanno creduto che la percezione del gusto amaro fosse un meccanismo di difesa contro le tossine dannose che si trovano nelle piante.

A sostegno dell’ipotesi sui sapori dolci, gli scienziati Monell hanno scoperto che i gatti sia domestici che selvatici non sono in grado di percepire la dolcezza di un composto. Questa incapacità riflette un danno del gene necessario allo sviluppo del recettore del gusto dolce. Secondo i ricercatori, i gatti, sostanzialmente carnivori, hanno perso la percezione della dolcezza perché non hanno bisogno di individuare gli zuccheri, peculiarità che accomuna i gatti anche ad altri mammiferi esclusivamente carnivori.

Lo studio in questione, pubblicato sulla rivista ad accesso libero PLoS ONE, si è basato su di una logica simile per comprendere se i gatti, che in genere non mangiano le piante, hanno mantenuto la capacità di rilevare il gusto amaro.

La percezione di un gusto dolce è dovuta ad uno, massimo due, tipi di recettori, a differenza di quella dell’amaro che può variare notevolmente a seconda della specie. La tesi degli scienziati si basava sulla funzionalità di questi recettori, come elemento di difesa contro le tossine dannose delle piante, per cui si aspettavano di trovare meno recettori dell’amaro in animali sostanzialmente carnivori, come i gatti. Attraverso un’analisi del DNA di gatti domestici, invece si sono identificati 12 geni diversi, 7 dei quali attraverso studi ulteriori hanno mostrato di servire allo sviluppo di altrettanti recettori dell’amaro.

Ai ricercatori, quindi, restava di capire se esistesse una correlazione tra il numero e i tipi di recettori del gusto di cui ogni specie è dotata e la dieta degli animali. Per comprendere questo aspetto è stata condotta un’indagine comparativa sia sui gatti che su altre specie carnivore, erbivore o onnivore.

In effetti i dati delle ricerche non sembrano confermare questa correlazione, tuttavia viene confermata la funzionalità protettiva dalle sostanze tossiche (presenti sia in piante che sulla pelle di animali preda) dei recettori del gusto amaro. A questo punto i risultati di questa ricerca potranno essere sfruttati per fare felici i nostri gatti domestici come afferma il dottore Jiang autore dello studio: “I gatti sono noti per il palato esigente. Ora che sappiamo possono percepire amari diversi, il nostro lavoro potrà migliorare la formulazione del cibo per gatti, grazie all’eliminazione del retrogusto amaro associato a determinati cibi e sostanze nutritive”.

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