Stai dalla parte di Rahmi Carolina contro la distruzione dell’Indonesia

Mentre l’Indonesia continua a bruciare e a soffocare nessuno, migliaia di attivisti insieme al governo indonesiano stanno lottando per cambiare le cose, salvare il territorio gli animali ma anche gli essere umani. Greenpeace ha diffuso la lettera di Rahmi Carolina una studentessa indonesiana di 22 anni, che è anche una scrittrice, una poetessa ed un’attivista per le cause ambientali.

Le parole di Rahmi devono scuotere la nostra coscienza di occidentali, soprattutto quella dei giovani: l’idea dell’abitudine alla nube di fumo, l’idea della terra distrutta per il cibo spazzatura di qualcun’altro, non possono e non devono lasciarci indifferenti di fronte ad un dramma a cui quotidianamente contribuiamo, alimentando un certo tipo di mercato.

Buona lettura:

“Da piccola io e i miei amici amavamo visitare il fiume che si trova a pochi passi dalla nostra piccola città a Pangkalan Kerinci, verso la costa paludosa di Riau a Sumatra. Nei giorni afosi, avremmo trascorso ore a nuotare perdendoci all’ombra degli alberi, a cacciare uccelli e a dormire.

I miei genitori mi hanno educata al rispetto dell’ambiente. Mentre crescevo, ero affascinata dalle foreste, da come gli alberi ci nutrono e ci proteggono dalla bellezza della corteccia, e dal modo in cui le radici si intrecciano come nodi di capelli aggrovigliati. Ma in fondo, ho sempre avuto il presentimento che ci fossero incendi boschivi. Negli ultimi 18 anni, durante la stagione secca, da quando le piantagioni di palma da olio hanno iniziato a proliferare, la foschia è sempre in agguato.

Ogni giorno tutto quello che avrei voluto sentire erano proteste – da parte dei media, dei miei amici, della mia famiglia. Anche se sono un individuo qualunque ho capito che dovevo fare qualcosa. Ma quando divampano gli incendi, non è possibile incatenarsi ad un albero.

Ho fatto sentire la mia voce per le strade, sui social media, sul mio blog, e anche in TV. Nel mese di agosto, io e altri tre amici abbiamo lanciato una petizione indirizzata alla signora Siti Nurbaya Bakar, il Ministro dell’Ambiente e delle Foreste per rivendicare il nostro diritto a respirare aria pulita. All’inizio abbiamo raccolto poche firme, quelle dei nostri amici, ma poi grazie a Twitter il nostro messaggio è arrivato a tantissime persone. Secondo le ultime stime abbiamo superato i 22.000 sostenitori!

Alla fine di settembre ho ricevuto una risposta da parte del Ministro. Ha scritto che stanno indagando 139 aziende, di cui 26 sono sotto inchiesta penale. Ma allora perché il governo non ha ancora rivelato i nominato delle società coinvolte al mondo intero, perché ci vuole così tanto tempo?

Recentemente, il presidente indonesiano Jokowi ha bloccato le concessioni per le piantagioni.  Per decenni i boschi e le paludi sono stati depredati dagli incendi, provocati dallo sfruttamento del suolo da parte delle compagnie petrolifere e delle multinazionali che producono palma da olio. Ora, è di vitale importanza che il governo tenga fede a questa promessa e faccia rispettare la legge.

Nel corso degli anni, i giovani indonesiani si sono abituati alla foschia tanto da non indossare maschere. Ma quest’anno, siamo passati all’azione. Stiamo utilizzando i social media, per far vedere al mondo quello che accade in Indonesia.

In Indonesia c’è un detto: “Bagai pungguk merindukan Bulan” che significa civette che desiderano la luna cioè qualcosa di impossibile. So che se ripristiniamo torbiere e foreste e fermiamo gli incendi, possiamo cambiare le cose. Se avessimo agito prima e avessimo ottenuto risposte concrete sulla protezione delle foreste e delle torbiere, forse oggi Riau e altre province non sarebbero soffocate nel fumo. Abbiamo bisogno di tempo per fare le cose bene, ma non è impossibile. Non staremo a tacere. Continueremo a lottare.”

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