Ghiaccio-Artico-Gennaio-2014

Scienza ed etica: il cambiamento climatico è questione di responsabilità

Le ultime ricerche che studiano il cambiamento climatico pongono inevitabilmente l’accento sul significato morale delle decisioni che si prendono per contenere il riscaldamento globale. Un team internazionale guidato dal dottor Nicholas Golledge, un ricercatore del Centro di Ricerca dell’Università di Victoria in Nuova Zelanda, ha pubblicato lo studio ‘Il multi – millenario impegno Antartico per il futuro innalzamento del livello del mare’, che descrive cosa succederà alla calotta antartica in futuro quando le temperature medie si saranno alzate.

Utilizzando modelli realizzati al computer, il dottor Golledge e i suoi colleghi, tra cui i ricercatori dell’UNSW, hanno simulato la risposta della calotta antartica ad un clima sempre più caldo, con diversi livelli di emissione di gas a effetto serra e combinando diversi fattori. Attraverso lo studio hanno riscontrato che in tutti gli scenari tranne uno, quello in cui le emissioni sarebbero notevolmente ridotte dopo il 2020, gran parte del calotta antartica andrebbe perduta con un globale aumento del livello del mare.

“La calotta antartica ha tempi di reazione molto lunghi, ci possono volere migliaia di anni perché si manifestino pienamente gli effetti delle condizioni ambientali. Inoltre, il fatto che la CO₂ resti per moltissimo tempo nell’atmosfera, ci dice che il riscaldamento che generiamo adesso, interesserà nel lungo periodo la calotta di ghiaccio in modo irreversibile” ha detto il dottor College.

Nel 2013 il report del gruppo intergovernativo di esperti sui cambiamenti climatici (IPCC) rilevava che il contributo della calotta antartica all’innalzamento del livello del mare si potesse attestare sui 5cm entro la fine di questo secolo, anche nello scenario peggiore. Il professor Tim Naish, uno degli autori del report di IPCC e collaboratore del dottor Golledge, però ha sottolineato che nel 2013 le conoscenze scientifiche sul comportamento della calotta artica erano del tutto insufficienti, per cui le proiezioni effettuate non potevano essere veritiere.

“I modelli che abbiamo realizzato adesso, invece, includono i processi che hanno luogo quando il ghiaccio entra in contatto con il mare” – ha detto il prof. Naish -“Circa il 93% del calore prodotto dall’uomo è finito in mare, per cui il ghiaccio entra in contatto con un’acqua più calda e si scioglie più velocemente. In questo contesto, il contributo fornito dall’Antartico all’innalzamento del livello del mare entro il 2100 si avvicinerà ai 40 centimetri“.

Per evitare questo fenomeno e bloccare l’innalzamento del mare, il riscaldamento atmosferico deve essere mantenuto al di sotto di 2 °C rispetto ai livelli attuali. “Mancare l’obiettivo dei 2°C comporterebbe un innalzamento del livello del mare di oltre 10mt, rispetto ad oggi”- ha detto il dottor Golledge -“La posta in gioco è altissima – il 10 per cento della popolazione mondiale vive in zone costiere”

Ciò che rende il rapporto particolarmente interessante è il modo in cui i risultati sono stati raggiunti. Lo studio ha preso in considerazione moltissimi fattori e tutti gli scenari di riscaldamento possibili. “In tutti gli scenari presi in considerazione dall’IPCC, solo uno (RCP2.6) ha rivelato la possibilità di contenere i rischi. In ogni altro caso abbiamo visto significativi livelli di innalzamento del mare”.

I risultati suggeriscono che la stabilità dell’Antartico dipende da una soglia critica entro cui la temperatura deve contenersi, superata la quale ci saranno danni irreversibili. Secondo il dott. Golledge, questi risultati devono smuovere il senso di responsabilità di tutti noi.

Secondo il Dottor Goledge, una simile concentrazione di CO2 nell’atmosfera, non si vedeva da 3 milioni di anni, in quel periodo le temperature medie erano di 2/3°C superiori ad oggi, per cui gran parte della calotta artica era sciolta ed il mare era 20 mt più alto di quello che conosciamo oggi.

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