236999 La discarica di Malagrotta (archivio)

Scandalo rifiuti a Roma, sette arrestati tra di loro Manlio Cerroni proprietario della discarica di Malagrotta

Roma – Sono sette le persone arrestate oggi nell’ambito dell’inchiesta sulla gestione dei rifiuti della regione Lazio. Le indagini sono state condotte dal Noe (Nucleo operativo ecologico) di Roma diretti dal colonnello Sergio De Caprio, il famoso capitano ‘Ultimo’. Tra questi sette arrestati, spiccano i nomi di Manlio Cerroni, proprietario dell’area della discarica di Malagrotta,  e quello dell’ex presidente della Regione Lazio Bruno Landi.  Gli altri arrestati, sono Luca Fegatelli,a capo della Direzione regionale Energia fino al 2010 ,Francesco Rando, l’imprenditore Piero Giovi, Raniero De Filippis e Pino Sicignano. I sette destinatari delle ordinanze di custodia cautelare emesse dalla magistratura romana, tutti agli arresti domiciliari, dovranno rispondere oltre che di associazione per delinquere finalizzata al traffico di rifiuti anche di violazione di norme contro la pubblica amministrazione e di truffa in pubbliche forniture. Le Indagini del Noe hanno permesso di scoprire come tonnellate di rifiuti destinati alla differenziata ma mai trattati e finiti nella discarica di Malagrotta, nonostante i proprietari dell’impianto di differenziazione incassassero diversi milioni di euro. Tale ‘sistema’ inoltre implicitamente permetteva di dichiarare Malagrotta in continua emergenza proprio perché, secondo le accuse, nel conteggio delle cubature di spazzatura finivano materiale non definibile rifiuto tout court come il Cdr (combustibile da rifiuti) e ciò che poteva essere riciclato. Dunque la fasullaemergenza  di Malagrotta produceva, un nuovo affare al gruppo visto che le amministrazioni erano costrette a trovare nuovi siti.manliocerroni

Il sistema – “Fatti di inaudita gravità anche per le dirette implicazioni sulla politica di gestione dei rifiuti e per le ricadute negative sulla collettività”,  queste le dure parole del gip Massimo Battistini, nell’ordinanza di oltre 400 pagine, dove si parla degli episodi legati alla gestione dei rifiuti nel Lazio, a partire almeno dal 2008. Il magistrato romano, parla di una stabile struttura organizzativa “informale” sovrapposta a quella formale delle società relative al gruppo imprenditoriale guidato da Manlio Cerroni. Quest’ultimo, ritenuto dal gip come l’ “organizzatore e dominus” incontrastato del sodalizio, tanto da meritarsi da parte degli altri indagati l’appellativo di ‘Supremo’. Subito sotto Manlio Cerroni, nella scala gerarchica, emerge dall’ordinanza, la figura dell’ex presidente della regione Lazio, Bruno Landi, il quale si distingue “per la sua capacità di sapersi relazionare con i pubblici funzionari al fine di pilotare l’attività della pubblica amministrazione verso il perseguimento dei ‘desideratà di Cerroni”.

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