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Salviamo mare e campagne dal petrolio: referendum #notriv

L’art. 35, comma 1, D.L. 22 giugno 2012, n. 83 (“Decreto Sviluppo”), convertito con modificazioni dalla Legge 7 agosto 2012, n. 134 ha favorito un moltiplicarsi di autorizzazioni per ricerca e sfruttamento d’idrocarburi nei mari e nelle campagne del nostro Paese, nonostante la netta ostilità della popolazione.

Nella prima rilevazione effettuata dall’autorevole società d’indagini demoscopiche IPR-marketing, per conto della Fondazione UniVerde, resa pubblica nel maggio 2011, in occasione di Slow Fish a Genova, la grande maggioranza degli italiani (il 65%) era nettamente contraria alle trivellazioni petrolifere. I nuovi dati forniti nel maggio 2015, sempre da IPR-Marketing e Fondazione UniVerde, durante l’edizione di Slow Fish, rivelavano un’opposizione ancora più forte, l’82% non condivide le nuove norme che facilitano le trivellazioni petrolifere in mare e nelle aree agricole.

Del resto, in questi anni l’Italia è divenuto il Paese con la più alta percentuale al mondo di energia elettrica prodotta dal sole. Abbiamo sottoscritto impegni per sviluppare efficienza energetica, e produzione di energia da fonti rinnovabili per ridurre le emissioni di CO2, e sembra evidente la contraddizione del puntare ancora sui combustibili fossili, peraltro con grandi pericoli. I rischi per i nostri mari e il nostro territorio, per il turismo, la pesca, l’agricoltura e l’economia delle trivellazioni vicino alle nostre coste e nelle campagne sono evidenti a tutti e documentati da autorevoli esperti.

Ho iniziato a battermi contro le ricerche petrolifere dal 1985 quando ero uno dei primi consiglieri comunali Verdi d’Italia e avevo 26 anni. La ELF voleva trivellare a largo della Costiera Amalfitana e con battaglie giudiziarie, comitati e mobilitazione popolari riuscimmo a bloccarli e a ottenere una norma, l’art 4 della legge 9 gennaio 1991 che vietò espressamente: “Ogni attività di prospezione, ricerca e coltivazione d’idrocarburi nei golfi di Salerno e Napoli”. Nel 1994 dovetti intervenire da parlamentare per evitare altri assalti. Da ministro dell’Ambiente non solo ho promosso provvedimenti in difesa del mare e del territorio, ma ho anche partecipato a iniziative no Triv e cercato di arginare i tentativi delle varie burocrazie ministeriali di aggirare le mie direttive per favorire le lobby petrolifere.

Dopo il successo di molte delle norme a sostegno del solare, delle rinnovabili e dell’efficienza energetica, varate nel 2006/2008, non pensavo di assistere a questa assurda “corsa alle trivellazioni “ma sono certo che potremo vincere contro le lobby fossili, com’è accaduto contro quella nucleare, anche grazie al grande lavoro di comitati e di molte istituzioni locali sul territorio.

Da alcuni anni ho lanciato insieme a Marevivo e altre associazioni la campagna: “Mediterraneo da Remare” e l’appello per la moratoria internazionale delle trivellazioni petrolifere, in tutto il Mediterraneo, sottoscritto anche da Jeremy Rifkin, Carlo Petrini e molti esperti di oceanografia ed ecologia.

Il 6 luglio scorso, con una nota trasmessa a mezzo posta elettronica certificata ai Governatori e ai Presidenti delle Assemblee di tutte le Regioni, il Coordinamento Nazionale No Triv e l’Associazione “A Sud Onlus” rappresentavano la necessità che le massime Assise regionali procedessero a stretto giro all’approvazione di apposito atto deliberativo, ai sensi dell’art. 75 della Costituzione e nel rispetto del procedimento disciplinato dalla Legge 25 maggio 1970, n. 352, per formalizzare, entro il termine ultimo del 30 Settembre, la richiesta direferendum abrogativo di parte dell’art. 35, comma 1, del “Decreto Sviluppo”. Tale disposizione normativa, infatti, nell’introdurre il divieto di ricerca, prospezione e coltivazione d’idrocarburi liquidi e gassosi entro il limite delle 12 miglia dalle linee di costa e dal perimetro esterno alle aree marine e costiere protette, faceva tuttavia “salvi i procedimenti concessori di cui agli articoli 4, 6 e 9 della legge n. 9 del 1991 in corso alla data di entrata in vigore del Decreto Legislativo 29 giugno 2010 n. 128ed i procedimenti autorizzatori e concessori conseguenti e connessi”, con ciò consentendo il riavvio dei procedimenti per l’innanzi interrotti dal d.lgs. n. 128/2010. Questo ha determinato un moltiplicarsi di autorizzazioni per trivellazioni petrolifere sia a mare che a terra.

I movimenti No Triv scrivono anche che:

Dopo approfondito esame della documentazione Spectrum Geo, dalla quale è emerso che le aree interessate dalle istanze “d1 B.P.-SP” e “d1 F.P.-SP” si collocano anche entro le 12 miglia marine e, in qualche caso, entro le 5 miglia marine dalle linee di costa, possiamo affermare con certezza che terminata la fase di prospezione degli idrocarburi da parte della Spectrum Geo, il Ministero per lo Sviluppo Economico potrà rilasciare ulteriori concessioni di coltivazione. Perciò i progetti petroliferi ricadenti entro le 12 miglia marine saranno in numero superiore a 25. Particolarmente colpite dalle attività di ricerca che la società Spectrum svolgerà entro le 5 e le 12 miglia marine sono: il Molise (le Isole Tremiti e Termoli), l’Abruzzo (Vasto, San Vito Chietino, Ortona, Francavilla al Mare), soprattutto la Regione Marche (Pedaso, Cupra Marittima, Senigallia, Fano) e la Puglia (in special modo Otranto).

E vorrei aggiungere che anche al largo della costa siciliana e sarda, e in altre aree marine, ci sono richieste. Perfino il divieto di ricerche ed estrazioni petrolifere nei Golfi di Salerno e Napoli è stata messo a rischio dalle nuove normative del Governo. Anche nelle campagne dell’Irpinia e nel Sannio tra i vini Doc e Docg, gli uliveti e i prodotti Dop, si moltiplicano le richieste e si vuole aumentare l’estrazione inBasilicata, nella zona del Val D’Agri, già devastata come testimoniano inchieste puntuali e reportage indipendenti.

Per tutti questi motivi occorre dare la possibilità agli Italiani di decidere al più presto. Alcune regioni hanno anche impugnato presso la Corte Costituzionale gli art. 37 e 38 dello Sblocca Italia che facilitano ulteriormente le trivellazioni petrolifere e sarebbe utile se valutassero di chiedere un referendum anche su questi due articoli.

I movimenti NOTRIV ritengono comunque inderogabile celebrare il referendum non oltre il 2016.

Per ottenere la consultazione popolare, quindi, nella primavera 2016 occorre presentare la formale richiesta entro il 30 settembre 2015 alla Corte di Cassazione. In tempi cosi brevi non è possibile raccogliere le 500.000 firme di cittadini, autenticate e certificarle presso gli uffici elettorali. Resta soltanto una possibilità: che almeno 5 consigli regionali chiedano il referendum con deliberazioni che avvengano sul medesimo testo e in modo da presentare entro il 30 settembre 2015 la richiesta formale del quesito referendario con tutti gli adempimenti necessari.

PER TUTTI QUESTI MOTIVI, CONSIDERANDO CHE ALCUNE DELLE REGIONI, GIÀ INTERESSATE DA RICHIESTE E AUTORIZZAZIONI PER RICERCHE ED ESTRAZIONI DI IDROCARBURI IN MARE E SUL TERRITORIO, SI SONO ESPRESSE A FAVORE DI UN POSSIBILE REFERENDUM

CHIEDIAMO

AI PRESIDENTI DELLE REGIONI ITALIANE, AI PRESIDENTI DEI CONSIGLI REGIONALI ITALIANI, A CONSIGLIERI REGIONALI DI TUTTE LE REGIONI D’ITALIA DI DELIBERARE LE RICHIESTE DI REFERENDUM ABROGATIVO ENTRO IL 30 SETTEMBRE 2015.

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