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Riscaldamento globale: una minaccia per tutti gli ecosistemi marini

Gli ultimi studi sugli oceani realizzati dall’Università di Adelaide rivelano che l’acidificazione delle acque ed il riscaldamento degli oceani stanno producendo una notevole riduzione della biodiversità, che minaccia diverse specie che stanno alla base degli ecosistemi marini di tutto il mondo.

“Questa ‘semplificazione‘ dei nostri oceani avrà profonde conseguenze sul nostro stile di vita, in particolare per le popolazioni costiere e quelle che basano sugli oceani la propria economia”, dice professore associato Ivan Nagelkerken, dell’Australian Research Council (ARC).

Il Professore Nagelkerken ed il suo collega l’ecologista marino, Sean Connell, hanno condotto un ‘meta-analisi’ dei dati provenienti da 632 esperimenti realizzati dai tropici al circolo artico che studiano una vastissima gamma di ecosistemi e barriere coralline. “Sappiamo relativamente poco di come il cambiamento climatico influenzerà l’ambiente marino”, dice il professor Connell. “Questa analisi combina i risultati di tutti questi esperimenti per studiare gli effetti combinati di diversi fattori di stress su intere comunità, comprese le interazioni tra le specie e le diverse risposte di ciascuna al cambiamento climatico.”

I ricercatori hanno scoperto che l’acidificazione ed il riscaldamento dell’acqua comporteranno un decremento delle popolazioni marine, solo pochissime specie sfuggiranno agli effetti negativi dell’aumento di CO2, a discapito della biodiversità. L’unica eccezione all’estinzione di massa saranno i microrganismi, di cui molti pesci si nutrono, che dovrebbero aumentare in numero e diversità ma, contrariamente a quanto ci si aspetti, l’aumento di cibo nei mari non corrisponderà ad una produzione secondaria di zooplancton e pesci più piccoli.

“Nonostante il metabolismo dei pesci acceleri in acque più calde, e quindi si crei una maggiore domanda di cibo, esisterà meno cibo a disposizione dei pesci carnivori, attorno a cui ruotano moltissime industrie del settore ittico” dice il Professore Nagelkerken. “Ci sarà un collasso di alcune specie che dalla cima della catena alimentare finiranno alla base.”

L’analisi ha anche mostrato che con acque più calde e aumento dell’ acidificazione, ci saranno conseguenze deleterie anche su coralli, ostriche e cozze; anche il minimo cambiamento nella salute degli habitat potrebbe avere un enorme impatto su una vasta gamma di specie ospitate dagli scogli. Inoltre, questi fenomeni porteranno un calo  di gas dimetilsolfuro (DMS), che aiuta la formazione di nubi e, pertanto, controlla lo scambio termico tra mare e terra.

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