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Quell’attrazione della Terra che massaggia la Luna

Secondo i nuovi rilevamenti dei veicoli spaziali del Lunar Reconnaissance Orbiter della NASA (LRO), la gravità della Terra ha influenzato l’orientamento di migliaia di falle che si formano sulla superficie lunare determinando il modo in cui la luna si restringe.

Nell’agosto 2010, i ricercatori, utilizzando le immagini provenienti della Narrow Angle Camera (NAC) del LRO, hanno scoperto la presenza di 14 scogliere, conosciute come “scarpate lobate”, sulla superficie della Luna, che si aggiungono alle circa 70 precedentemente rilevate grazie alle fotografie dell’Apollo Panoramic Camera.  Il motivo per cui il secondo gruppo delle scogliere sia stato scoperto solo in un rilievo successivo, non è da recuperare esclusivamente nella diversa dotazione tecnica dei due strumenti di rilievo, ma in una progressiva modifica della conformazione della superficie lunare. Il team scientifico ha concluso infatti che la luna si stia restringendo.

Queste piccole falle presenti sulla crosta lunare, in genere misurano circa 10 km di lunghezza e 10 mt di altezza e, probabilmente, si sono formate a partire dalla contrazione globale del satellite, derivata dal raffreddamento dell’interno della Luna. Per cui, mentre l’interno si raffredda, alcune porzioni del suo esterno si solidificano ed il volume complessivo del satellite diminuisce. In questo modo la Luna si restringe e la crosta solida cede.

Oggi, dopo più di sei anni in orbita, la Lunar Reconnaissance Orbiter Camera (LROC) è riuscita a riprendere quasi tre quarti della superficie lunare, restituendo immagini in alta risoluzione, che hanno permesso di scoprire più di 3.000 crepe sul suolo lunare che sono il risultato dell’attività tettonica che maggiormente ne ha influenzato la morfologia. L’analisi degli orientamenti di queste scarpate ha prodotto un risultato sorprendente: i difetti che si sono creati sulla superficie lunare, mentre la luna si restringeva, vengono influenzati da una fonte inaspettata, le maree e le forze gravitazionali della Terra.

La contrazione globale da sola basterebbe a generare una serie di faglie inverse, che si distribuiscono senza alcuno schema, perché le spinte contraenti hanno la stessa forza in tutte le direzioni in cui si propagano. Thomas Watters scienziato del National Air and Space Museum di Washington afferma: “C’è un modello negli orientamenti delle migliaia di irregolarità della superficie lunare, il che ci suggerisce che qualcosa di diverso sta influenzando la loro formazione, qualcosa che agisce su scala globale – che ‘massaggia’ e rimodella la Luna“. Watters è l’autore principale del documento che descrive questa ricerca pubblicata dalla rivista Geology.

Le altre forze che agiscono sulla Luna non provengono dal suo interno, ma dalla Terra. Sono le forze delle maree che, sovrapponendosi, producono la contrazione della superficie lunare e insistendo in maniera combinata generano gli orientamenti delle falle”.

“E’ davvero notevole quanto cresca la copertura delle immagini in alta definizione restituita dal nostro LORC, se paragonata alla scoperta di tante caratteristiche tettoniche non rilevate in precedenza “, ha detto Mark Robinson dell’Arizona State University, coautore e ricercatore principale del LORC. “All’inizio della missione avevamo il sospetto che le forze delle maree avessero un ruolo nella formazione di caratteristiche tettoniche, ma non avevamo abbastanza copertura per fare dichiarazioni conclusive. Ora che le immagini di NAC riprendono con illuminazione adeguata più della metà della superficie lunare, possiamo studiarne più precisamente gli schemi strutturali”.

Le scarpate sono nate così di recente che probabilmente sono ancora in formazione. Il modello elaborato dal team dimostra che il picco delle sollecitazioni che insistono sulla crosta del satellite, si raggiunge quando la Luna nella sua orbita è più lontana dalla Terra (in apogeo). Se le falle fossero ancora attive, quindi, il verificarsi di terremoti lunari superficiali sarebbe più frequente quando la Luna si trova in apogeo. Questa ipotesi può essere verificata con una rete sismica lunare.

“Con LRO siamo stati in grado di studiare la Luna nel dettaglio, cosa che non è ancora possibile con qualsiasi altro corpo del sistema solare oltre alla Terra, e il set di dati LRO ci permette di comprendere piccoli ma importanti processi che altrimenti resterebbero nascosti” ha dichiarato John Keller, LRO Project Scientist del Goddard Space Flight Center della NASA, nel Maryland.

Lanciato il 18 Giugno 2009, LRO ha raccolto un tesoro di dati, con sette strumenti molto potenti, rendendo un prezioso contributo alla nostra conoscenza della Luna. LRO è gestito dal Goddard Space Flight Center della NASA, a Greenbelt, nel Maryland, nell’ambito del Programma Discovery, gestito dal Marshall Space Flight Center di Huntsville della NASA per la Science Mission Directorate della NASA di Washington DC.

 

Fonte: http://www.sciencedaily.com/releases/2015/09/150915162512.htm

 

Per saperne di più: Cosa sono le maree?

 

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