L'agricoltura industriale fa male al pianeta

L’agricoltura industriale fa male al pianeta. Messaggio aereo di Greenpeace ai grandi della Terra

MILANO – “L’agricoltura industriale fa male al pianeta, invertiamo la rotta” Questo messaggio chiaro e diretto è rivolto dall’alto, ai ministri dell’agricoltura, presenti al Forum Internazionale dell’Agricoltura a Expo 2015, dove viene presentata la Carta di Milano, il documento che vuole essere l’eredità di Expo 2015. Dall’alto perché il messaggio è scritto su uno striscione di quasi 200 metri quadrati portato da un dirigibile di Greenpeace sopra il cielo di Milano.

UN INUTILE PEZZO DI CARTA – Greenpeace chiede un cambiamento radicale dell’attuale sistema agricolo e di produzione del cibo. Proprio   “La Carta di Milano non sarà altro che l’ennesimo e inutile pezzo di carta se in Europa e nel mondo si continuerà a finanziare il sistema agricolo industriale, a scapito di pratiche veramente sostenibili- dichiara Federica Ferrario, responsabile campagna Agricoltura sostenibile di Greenpeace Italia- Ogni ora 269 tonnellate di pesticidi vengono disseminate sul Pianeta, e questo è soltanto uno dei sintomi di un sistema fallimentare fortemente dipendente da fitofarmaci e fertilizzanti di sintesi, caratterizzato da monocolture intensive, ogm e controllato da un ristretto gruppo di multinazionali. Non possiamo più aspettare :serve un impegno reale e concreto per promuovere un’agricoltura davvero sostenibile”.

IL VERO CAMBIAMENTO DI ROTTA –  “Mentre Expo dovrebbe interrogarsi sul futuro dell’agricoltura e della produzione alimentare, molti agricoltori vorrebbero già adottare pratiche agricole più sostenibili, ma sono ostacolati da un sistema economico che rende estremamente difficile abbandonare la dipendenza dalle sostanze chimiche, costose e inquinanti, su cui si basa l’attuale modello agricolo industriale. A causa dei suoi impatti devastanti, ormai riconosciuti da molti scienziati”, Greenpeace esorta i ministri presenti all’Expo “a promuovere un deciso cambio di rotta, indirizzando politiche e sussidi destinati all’agricoltura a sostegno di un modello di produzione del cibo veramente sostenibile”.   Conclude Federica Ferrario: “E’ necessario un cambiamento radicale dall’agricoltura industriale verso un modello ecologico che metta al centro le persone e gli agricoltori. I Paesi che partecipano a Expo non dovrebbero permettere alle grandi multinazionali di snaturare il senso di questo evento promuovendo il vecchio modello di agricoltura industriale: un modello malato che antepone il profitto alle persone”.

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