Le rinnovabili? Non sono traumatiche per il sistema elettrico, ma l'Italia va ancora a gas

La risposta della FIPER all’indagine de Le Iene sulle rinnovabili

Facendo seguito al servizio de Le Iene riguardante gli investimenti in materia di energie rinnovabili, il presidente di FIPER (Federazione Italiana per le Energie Rinnovabili) Walter Righini ha indirizzato a Nadia Toffa, autrice del servizio, la lettera che segue

“Gentile Nadia Toffa,

nell’ultima puntata di Le Iene, è andato in onda un suo servizio sul business delle energie rinnovabili. Alcuni spunti sulla speculazione che la legge ha consentito ad alcuni imprenditori che fanno profitto grazie agli incentivi elargiti dalla Stato sono certamente condivisibili e FIPER, da anni, continua a denunciarne il problema. Allo stesso tempo però nel servizio stesso, sono state date delle informazioni molto parziali e incomplete circa le modalità di funzionamento degli impianti a biogas e quelli da voi genericamente epitetati come “brucia legna”.

LA FIPER, Federazione Italiana dei Produttori di Energia da Fonti Rinnovabili, associa oltre 200 imprese che producono energia pulita secondo standard di altissimo livello tecnico e in ossequio ai più rigorosi parametri della efficienza energetica. I nostri impianti a biogas e le nostre centrali di teleriscaldamento a biomassa legnosa sono in esercizio sul territorio italiano e possono ben fregiarsi del titolo di “produttori di energia pulita” perché gli standard tecnici e le tecnologie utilizzate per la produzione di elettricità e calore sono tali da consentire una misurazione reale e “non a spanne” dell’effettivo livello di inquinamento dell’aria.

Alcuni dati crediamo possano fare più chiarezza rispetto a quanto è stato detto nel servizio da lei realizzato che, se pure sostenuto dal nobile intento di far emergere una stortura del sistema sulla quale ci trova pienamente concordi, potrebbe creare inutili allarmismi nella popolazione che invece ha il diritto di essere informata correttamente su come funzionano gli impianti e sul livello delle loro emissioni in atmosfera.

Diciamo per semplificare che non si può fare di tutte “le biomasse” un fascio altrimenti si rischia di fare della disinformazione. I dati seguenti possono forse chiarire meglio la verità e da parte nostra c’è tutta la disponibilità nell’ospitare lei e la sua troupe per constatare con mano quello che andiamo a sintetizzare: Un impianto biogas da 1 MWe:

  • produce elettricità da fonte rinnovabile in grado di soddisfare il fabbisogno di 2.800 famiglie
  • evita l’emissione di circa 4.200 t/anno di CO2 (anidride carbonica = gas serra)
  • evita le emissioni di considerevoli quantità di metano in atmosfera
  • evita la combustione di circa 2.150.000 mc all’anno di gas metano di origine fossile
  • valorizza e stabilizza i reflui zootecnici (letame e liquame)
  • abbatte sensibilmente gli odori delle matrici trattate
  • genera un indotto di lavoro per mediamente 10 famiglie (addetti e fornitori)
  • produce circa 5.000.000 kWh di calore all’anno impiegabile per utenze varie

Per quanto attiene al digestato prodotto dagli impianti a partire dalle matrici agricole (insilati, letame, ecc) è un ottimo fertilizzante naturale e NON necessita di alcun trattamento preventivo prima di essere distribuito in campo per chiudere il ciclo biologico. Il digestato è tendenzialmente inodore e la volatilizzazione di ammoniaca è ridotta ove correttamente gestito.

In ogni caso l’ammoniaca è normalmente presente in tutti i fertilizzanti naturali (es. letame) ma soprattutto chimici. Per quanto riguarda poi l’affermazione che bruciare la legna inquina, da voi sintetizzata con una animazione grafica dei ciocchi di legno tra le fiamme, si tratta di un verità sacrosanta che però non c’entra nulla con gli impianti di teleriscaldamento o “brucia legna “ come da voi definiti. Il problema dell’inquinamento da legna bruciata è reale in Italia e vale per le migliaia di caminetti tradizionali e stufe di vecchia concezione che non sono muniti di nessun tipo di filtro per la pulizia dei fumi.

Le centrali di teleriscaldamento, invece, utilizzano legna controllata e prelevata dai boschi circostanti, scarti di lavorazione delle segherie o potature del verde urbano e sono dotate di filtri che abbattono le emissioni dei fumi e delle particelle nocive alla salute umana contribuendo ad un miglioramento della qualità dell’aria. La centrale di teleriscaldamento, quando entra in attività, diventa di fatto l’unico camino in un territorio dove prima “fumavano” centinai di camini e caldaie alimentate a gasolio per riscaldare le case.

Tenga poi presente che una pianta, se marcisce in un bosco, rilascia nell’aria la stessa quantità di CO2 che ha assorbito durante la sua vita con la differenza che non produce nessuna energia termica o elettrica. Attualmente poi la ricerca è andata molto avanti sul recupero dei resti di combustione ( ceneri) che opportunamente trattate possono diventare un ottimo ammendante agricolo.

Per concludere, il sistema delle rinnovabili in Italia è partito per perseguire obiettivi ambientali fissati in sede internazionale dall’Unione Europea. Attualmente l’Italia aderisce al protocollo di Kyoto che ha fissato i parametri del 20\20\20 : ridurre le emissioni di gas serra del 20 %, alzare al 20 % la quota di energia prodotta da fonti rinnovabili e portare al 20 % il risparmio energetico: il tutto entro il 2020. A tale scopo le energie rinnovabili sono fondamentali ma è certo che in Italia in molti hanno speculato (con la complicità della politica) con la scusa del boom necessario di queste fonti di produzioni ed anche nel settore eolico e fotovoltaico ci sono situazioni che definire borderline è semplicemente scandaloso.

Nel ringraziarla per l’attenzione che vorrà dedicarci e con la certezza che l’intento del programma è fare dell’informazione corretta, siamo a disposizione per un confronto e fornire ulteriori chiarimenti e rinnoviamo l’invito a venirci a trovare per vedere dal vivo cosa significa produrre sul serio energia verde. Colgo l’occasione inoltre per inviarle il libro edito da FIPER dal titolo: “Biomasse legnose: petrolio verde del teleriscaldamento italiano” per ulteriore approfondimento sulla filiera bosco-legnoenergia.

Cordiali Saluti”

fonte

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