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Galletti in Consiglio Ambiente a Lussemburgo per migliorare l’ETS

Vi riportiamo di seguito l’intervento ministro dell’ambiente Galletti in Consiglio Ambiente UE a Lussemburgo. L’intervento è centrato sul tema dell’ETS –  Sistema di scambio di quote di emissione dell’Unione Europea.

Il Ministro dell’Ambiente Italiano sostiene nel suo intervento la necessità da parte dell’UE di non operare tagli indiscriminati, che colpiscono fatalmente anche quelle realtà efficienti che attualmente esistono. Piuttosto sostiene il bisogno di un’armonizzazione del sistema per il miglioramento del mercato unico europeo, evitando quindi concorrenze distorte tra gli Stati Membri e rischi per la buona gestione delle politiche climatiche.

«Ringraziamo la Presidenza lussemburghese per questo primo dibattito sulla proposta di Riforma del Sistema ETS e la Commissione Europea per la sua proposta legislativa, che rappresenta un buon punto di partenza per la discussione. Il sistema ETS rappresenta uno dei pilastri della politica climatica europea, il suo miglioramento continuo è necessario per raggiungere gli obiettivi al 2030 è quelli che ci siamo prefissati in vista della Cop21 di Parigi. Per questo motivo, a nostro avviso, il sistema deve essere più robusto, più armonizzato e più semplice. 

Più robusto vuol dire che le regole di assegnazione gratuita devono riflettere, per quanto possibile, i valori reali del progresso tecnologico e degli impianti coperti dalla Direttiva. Questo vuol dire che qualsiasi sia il metodo con cui modifichiamo i valori di riferimento, questi devono riflettere quello che accade veramente nell’industria europea. Per questa ragione riteniamo che sia da evitare il più possibile l’applicazione di “tagli lineari” indiscriminati alle assegnazioni gratuite.

Per fare questo dobbiamo calcolare con attenzione una serie di parametri o valori numerici che consentono di raggiungere questo obiettivo: 

– il quantitativo di quote da mettere all’asta ogni anno; 

– i valori di aggiornamento dei benchmark contenuti in direttiva, considerando anche la natura diversa dei diversi benchmark e la possibilità della controprova ai settori interessati

– le soglie atte a determinare l’inclusione nellalista dei settori esposti a rischio di delocalizzazione (inclusa la soglia per l’accesso ai criteri qualitativi).

Non dobbiamo inoltre creare regole perverse che penalizzino gli impianti più efficienti a discapito di coloro che invece efficienti non sono, altrimenti rischiamo di incoraggiare comportamenti poco “virtuosi”.

Il sistema deve essere inoltre più armonizzato, per non determinare distorsioni nel mercato unico europeo.

Mi riferisco in particolare al cosiddetto “carbon leakage indiretto”, che lascia la compensazione dei costi indiretti della CO2 alle “tasche” degli Stati Membri. Questo assunto, combinato con l’utilizzo dei proventi delle aste ETS per questa finalità ottiene due effetti indesiderati: 

a) determina una distorsione della competizione tra aziende che producono lo stesso prodotto in Stati Membri diversi; 

b) mette a repentaglio le politiche climatiche nazionali ed internazionali, in un anno (a partire dallo scorso ottobre) in cui abbiamo approvato ambiziosi obiettivi al 2030 e deciso di dare un segnale forte sulla finanza del clima a Parigi. 

Non ci sono altre soluzioni: per risolvere la questione del carbon leakage indiretto servono regole e azioni armonizzate a livello europeo.

 Infine il sistema deve essere più semplice.

Questo vuol dire migliorare l’attuazione del sistema, che deve essere coerente, giusta, e trasparente, ma vuole dire anche migliorare la sua percezione presso gli stakeholders. Regole più lineari, procedure meno laboriose, semplificazioni amministrative e una maggiore attenzione alla valutazione dei costi-benefici di ogni adempimento devono ispirare la riforma dell’Emissions Trading e la sua successiva attuazione. A questo riguardo riteniamo opportuno valutare i costi-benefici delle attuale soglie per l’inclusione nel campo di applicazione della direttiva».

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