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Crisi incendi in Indonesia: bisogna fermare le multinazionali

Jakarta: Continua la crisi determinata dagli incendi in Indonesia, dovuti in buona misura anche allo sfruttamento del suolo operato dai gestori di piantagioni di palma da olio. All’inizio di Ottobre la NASA ha lanciato l’allarme sulla nube tossica che sta soffocando il Sud est asiatico dichiarando che si trattasse della crisi peggiore che si sia mai verificata nella zona.

A farne le spese sono le popolazioni locali: la qualità dell’aria è pessima per via dei continui incendi ed aggravata da una situazione di pesante siccità. Gli indici di inquinamento registrati nella zona sono preoccupanti: 341 punti a Singapore contro gli oltre 2000 in Indonesia a fronte di un limite massimo stabilito dal Pollutants Standards Index, PSI, di 300 punti, oltre i quali ci si trova in condizioni altamente dannose per l’ambiente e per la salute umana.

I PERICOLI – Gli incendi che affliggono l’Indonesia rappresentano un pericolo spaventoso per la sopravvivenza di umani ed animali nella regione, ma anche una minaccia globale a causa delle emissioni di CO2 liberate dalle fiamme.

I roghi stanno distruggendo la biodiversità ed il suolo indonesiano, già fortemente indeboliti dalle coltivazioni intensive di palma da olio, che ha messo in pericolo la sopravvivenza di specie che rischiano l’estinzione come oranghi, rane ed elefanti… solo per citarne alcuni.

Inoltre, a causa del tasso di inquinamento insostenibile molte persone sono state costrette ad evacuare la zona: i più colpiti sono i bambini al di sotto dei sei mesi che rischiano la vita.

LE REAZIONI – Le ONG ambientali tra cui Greenpeace hanno incontrato il presidente indonesiano Joko Widodo per trovare soluzioni allo stato di crisi derivato dagli incendi. Successivamente all’incontro, il presidente Joko ha tenuto una riunione di gabinetto in cui ha dichiarato che non saranno rilasciate concessioni per nuove piantagioni.

Longgena Ginting, di Greenpeace Indonesia, presente alla riunione ha dichiarato: “L’Indonesia è in stato di emergenza, da Papua a Sumatra ci sono incendi. La decisione del presidente di combattere gli incendi e proteggere le foreste e far rispettare la legge è un buon primo passo. Ora le aziende di olio e polpa di palma, devono assumersi la responsabilità della distruzione dei boschi che dura da decenni. Le aziende devono lavorare tutto il giorno se necessario per spegnere gli incendi, costruire tagliafuoco e canali di drenaggio. Tutto le altre operazioni dovranno essere sospese finché l’emergenza non sarà stata arginata. Il popolo indonesiano ha il diritto di sapere che cosa sta accadendo nel proprio territorio. Le aziende devono essere trasparenti e sostenere la “mappa unica” proposta dal Presidente, attraverso la pubblicazione di tutte le mappe di concessione entro la fine di ottobre. Invece di attaccare IPOP ed altre iniziative industriali sostenibili, il governo dovrebbe pubblicare le proprie mappe e sbugiardare le compagnie che si rifiutano di pubblicare le proprie”.

SISTEMA SANZIONATORIO – Secondo Greenpeace gli indonesiani e tutti i popoli del sud-est asiatico non possono soffrire altri roghi né altre nubi tossiche, per questo è necessario che il governo sviluppi un sistema sanzionatorio che, con effetti immediati, contribuisca a salvare le foreste. Serve un accordo unanime secondo cui ogni azienda che mette a repentaglio vite umane e foreste non possa più vendere i suoi prodotti. Purtroppo sono ancora troppe le multinazionali che ignorano gli avvertimenti del governo e dei gruppi ambientalisti e devono essere riconosciute da tutto il mondo come le uniche responsabili degli incendi che stanno fagocitando il Sud-Est asiatico.

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