SONY DSC

Parigi come Copenaghen – la climate talk di Bonn e il pericolo di inconcludenza

Quando nel 2009 si conclusero gli accordi di Copenaghen (COP15) con un nulla di fatto gli ambientalisti di tutto il mondo coniarono lo slogan «Copenhagen Cop Out» che, con un gioco di parole denunciava la mancata presa di responsabilità (to cop out) da parte della Conference of Parties (Cop). Quanto accaduto a Bonn negli scorsi giorni lascia intravedere troppe somiglianze tra COP15 e COP21. L’ultima sessione di negoziati prima del vertice di Parigi COP21 non è andata come si sperava ed è subito allarme inconcludenza. Da tutto il mondo sono giunti avvisi sull’impossibilità di fallire la missione che i leader mondiali sono chiamati a compiere, dal Papa a Gorbaciov, tutti sostengono che COP21 sia l’ultima speranza che abbiamo per salvare il pianeta. Allora perché i negoziati non vanno come devono? Perché si teme una nuova Copenaghen?

Cominciamo dalla prima questione: perché i negoziati di Bonn non hanno prodotto l’esito sperato?

Primo – La questione dell’allungamento del testo, significa l’aggiunta di nuovi punti di discussione ad un accordo, che nella teoria e nell’effettiva volontà della presidenza francese della conferenza, sarebbe dovuto arrivare sui tavoli del vertice già completo ed approvato da tutti i paesi partecipanti. All’accordo, come ha sottolineato la Segretaria esecutiva dell’UNFCCC, Christiana Figueres, sono fatte delle aggiunte che rendono il testo completo, equilibrato e condiviso. Tali aggiunte si traducono in 51 pagine, con oltre 1000 parentesi che rappresentano altrettanti punti di discussione; nodi che sembra impossibile sciogliere prima dell’accordo.

Secondo – a Bonn sono state sollevate due questioni diametralmente opposte e naturalmente economiche:

  • I Paesi più poveri e quelli in via di sviluppo hanno richiesto l’inserimento di punti nell’accordo che riguardano il finanziamento per le azioni di adattamento ai cambiamenti climatici (soprattutto danni causati da catastrofi naturali riconducibili al riscaldamento globale.)
  • I Paesi più ricchi, invece, hanno fatto includere opzioni più vaghe per il periodo successivo al 2020. Vi ricordiamo che esiste un Fondo istituito dalla conferenza delle parti, in favore dei paesi più deboli a cui contribuiscono anche i paesi più ricchi.

Le questioni economiche sopracitate hanno avuto grosso peso a Bonn, tanto da far perdere di vista il vero nucleo della questione. Tutti i trattati e le azioni che si stanno compiendo in questi anni puntano al contenimento del riscaldamento globale ed alla riduzione delle emissioni di gas serra, con la convinzione che il miglioramento del nostro comportamento dei confronti dell’ambiente non possa prescindere da uno sviluppo economico più equo.

Scenari simili spingono l’opinione pubblica ed in modo particolare le organizzazioni ambientaliste a credere di essere di fonte ad un accordo simile a quello di Copenaghen, inconcludente sia dal punto di vista giuridico che da quello ambientale.

COP15 – Perché si teme di fare la fine di Copenaghen? Nella capitale Danese, nel 2009 si tenne un altro vertice per il clima, a cui parteciparono 192 paesi, l’obiettivo era lo stesso di COP21, ovvero contenere il riscaldamento globale entro la soglia di  C, ridurre le emissioni di gas serra e assumere un impegno finanziario nei confronti dei paesi poveri attraverso il Green Climate Fund, che prevedeva investimenti sia pubblici che privati pari a 30 miliardi di dollari per il triennio 2010-2012 e, a partire dal 2020 in poi, 100 miliardi di dollari all’anno (ecco perché a Bonn i paesi ricchi chiedono maggiore versatilità a partire dal 2020).

Gli impegni presi a Copenaghen restarono solo su carta, nessun paese si fece carico di alcuna responsabilità chiudendo la faccenda con un nulla di fatto. In effetti, per validare l’accordo era necessario il consenso unanime di tutti i partecipanti, ma alcune nazioni si rifiutarono di sottoscrivere l’accordo. Fu così che gli USA sistemarono la faccenda con un “giochetto diplomatico”: Copenaghen si trasformò in una specie di segreto accordo accordo a 5 che non portò alcun frutto e disattese completamente le aspettative sulle riduzioni delle emissioni di gas a effetto serra e sul cambiamento climatico. In sintesi l’Europa si era detta disposta ai tagli ma aspettava che qualcun altro si impegnasse o facesse una controproposta…

L’intervista – Vi proponiamo di seguito un’intervista realizzata nel 2009 in occasione della COP15 di Copenaghen al Dr Hamadoun Touré, durate cui l’intervistato parla di smart solution al problema del cambiamento climatico .

 

Per saperne di più

 

Leave a Reply