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Classificazione dei rifiuti: le nuove norme europee incompatibili con le regole nazionali… e nel caos ci finiscono le aziende

ROMA – Dal primo giugno sono entrate in vigore le nuove disposizioni europee sulla classificazione dei rifiuti pericolosi e con codice a specchio (potenzialmente pericolosi), ma tali disposizioni (Regolamento UE 1357/2014, che va coordinato con la Decisione UE 2014/955), sono in contraddizione e incompatibili con le norme nazionali, creando ulteriore caos e difficoltà agli operatori del settore della gestione dei rifiuti. La denuncia in un comunicato congiunto viene dalle associazioni delle imprese per i servizi ambientali riunite sotto le sigle FISE Assoambiente, FISE UNIRE e ATIA-ISWA.

MANCANZA DI INDICAZIONI – Desta preoccupazione in particolare la mancanza di indicazioni, a livello nazionale, rispetto ai temi lasciati in sospeso dalla stessa Commissione, come, in particolare, l’attribuzione della caratteristica di pericolosità “eco-tossico” (HP 14), per la quale si rimanda ad uno studio supplementare. Nell’attesa, sul punto, il Regolamento non fornisce specifici criteri, ma rinvia all’indicazione generica contenuta già nella Direttiva 2008/98/CE. In mancanza di indirizzi certi a livello comunitario, risulta pertanto indispensabile una chiara e univoca indicazione da parte del Ministero al fine di assicurare la prosecuzione della corretta programmazione e gestione dei rifiuti in questione.

IMPRESE LASCIATE SOLE A SE STESSE – “Mentre da un lato si consolida giustamente la volontà di perseguire, sul piano normativo e sanzionatorio, gli smaltimenti illeciti e i reati ambientali”, evidenziano le tre Associazioni, “dall’altro le imprese vengono lasciate senza indicazioni certe e senza la possibilità di organizzarsi per tempo per operare in modo legittimo in mancanza della necessaria e doverosa chiarezza su un tema così delicato e cruciale come quello della classificazione dei rifiuti”.

 

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