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Carbone si, carbone no: la controtendenza asiatica

PREMESSA- Questa non è una buona notizia né per l’economia mondiale e né per l’ambiente. L’attenzione allo sviluppo delle fonti di energie rinnovabili è un tema di grandissima attualità, che riguarda da vicinissimo le economie dei paesi in via di sviluppo e parliamo di stati con una grossa estensione territoriale ed una densità demografica che raggiunge livelli altissimi. Con l’ammissione di tutte le critiche del caso e con l’assunzione di responsabilità rispetto alle condizioni di povertà di molti popoli, è vero che in questo momento Europa e Stati Uniti, i grandi sfruttatori del passato, stanno provando a mettere in campo delle politiche di sfruttamento energetico più sostenibili.

LO STUDIO – Secondo l’ultimo studio dell’Institute for Energy Research, mentre gli Stati Uniti stanno dismettendo le miniere di carbone, nell’ottica di limitare le emissioni di CO2 e l’utilizzo di combustibili fossili molto dannosi per il pianeta, in India si sta aprendo una miniera di carbone al mese, con l’obiettivo di aumentare la produzione e sfruttamento della risorsa entro il 2020, mettendo ogni anno sul mercato 1,5 miliardi di tonnellate di carbone. Lo scopo dell’India è diventare uno dei maggiori produttori di carbone al mondo, secondo solo alla Cina.

Il carbone rimarrà la principale fonte di energia in India, nonostante il suo impegno alle Nazioni Unite di ridurre le emissioni di gas a effetto serra. Il paese ha respinto eventuali tagli alla quantità di anidride carbonica che emette perché ha bisogno del carbone per far crescere la propria economia e sconfiggere la povertà.

I DATI – I dati sul consumo di carbone in India sono preoccupanti: è il quinto paese al mondo per abbondanza della risorsa, il terzo per produzione e consumo e probabilmente diventerà il secondo entro il 2025 superando gli Stati Uniti. La produzione è raddoppiata tra il ’99 e il 2014, ciononostante non riesce a soddisfare la domanda interna.

Lo studio della IER sottolinea però, che il carbone indiano è di bassa qualità: è necessario produrne il doppio, per ottenere i risultati forniti da materie prime migliori come quelle australiane, con conseguenze devastanti per l’ambiente entro il 2020 l’India potrebbe emettere 5,2 miliardi di metri cubi di CO2.

L’ IER denuncia l’eccessivo sfruttamento di carbone in tutta l’Asia, pari al 71% di tutto quello estratto nel mondo. Il nodo cruciale della questione è ancora una volta lo stretto legame che sussiste tra sviluppo dell’economia e sfruttamento delle risorse energetiche: i paesi asiatici, infatti, stanno cercando di migliorare le proprie economie con il carbone. In Pakistan, Filippine e Vietnam, stanno proliferando nuove centrali a carbone. Nella zona dell’Asia sul Pacifico stanno aprendo l’80% di nuove centrali elettriche a carbone a livello globale. L’apertura di miniere non interessa solo paesi in via di sviluppo: anche il ricchissimo ed avanzatissimo Giappone, dopo il disastro di Fukushima, sta abbandonando il nucleare per tornare ai combustibili fossili.

Di fronte a questi dati resta una domanda: come si porrà l’India nell’ambito del vertice sul clima di Parigi? Secondo IER il paese, non ha intenzione di cedere e presenterà un piano che consentirà di continuare a emettere alti livelli di anidride carbonica, fino al punto di triplicare il loro rilascio entro il 2030.

Leggi il rapporto completo dell’IER

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