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Bonifiche in Italia: chimera o realtà? Presentato a Roma il dossier choc di Legambiente

Roma – Presentato oggi il dossier Le bonifiche in Italia: chimera o realtà? Teatro della presentazione un convegno a Roma, che ha visto la partecipazione di Vittorio Cogliati Dezza (presidente di Legambiente), Andrea Orlando (ministro dell’Ambiente e tutela del territorio e del mare), Ermete Realacci (presidente Commissione ambiente Camera dei deputati), Alessandro Gilotti (presidente Unione Petrolifera), Daniele Ferrari (vice presidente Federchimica e amministratore delegato di Versalis), Catia Bastioli (presidente del Kyoto Club e amministratore delegato di Novamont), Pietro Comba (responsabile del dipartimento epidemiologia ambientale dell’Istituto superiore di Sanità), Fabrizio Bianchi (Unità di Epidemiologia ambientale dell’Istituto di Fisiologia Clinica del Cnr di Pisa), Giovanni Romano (assessore all’ambiente Regione Campania), Michele Buonomo (presidente Legambiente Campania) e Mariella Maffini (coordinatrice Rete dei Comuni Siti di Interesse Nazionale). In Italia secondo il dossiere,le superfici, terrestri e marine, individuate negli ultimi 15 anni come siti contaminati sono davvero rilevanti. I risultati ottenuti fino ad oggi per il raggiungimento della bonifica di queste aree invece, non sono purtroppo altrettanto rilevanti. Secondo il Programma nazionale di bonifica curato dal Ministero dell`ambiente e della tutela del territorio e del mare, il totale delle aree perimetrate come siti di interesse nazionale (SIN) è arrivato negli anni a circa 180mila ettari di superficie, scesi oggi a 100mila ettari, solo grazie alla derubricazione dello scorso anno di 18 siti da nazionali a regionali (i SIN sono quindi passati da 57 a 39). Solo in 11 SIN è stato presentato il 100% dei piani di caratterizzazione previsti (è il primo step del processo di risanamento che definisce il tipo e la diffusione dell`inquinamento presente e che porta alla successiva progettazione degli interventi). Anche sui progetti di bonifica presentati e approvati emerge un forte ritardo: solo in 3 SIN è stato approvato il 100% dei progetti di bonifica previsti. In totale, sono solo 254 i progetti di bonifica di suoli o falde con decreto di approvazione, su migliaia di elaborati presentati. Le bonifiche vanno a rilento, ma non il giro d`affari del risanamento ambientale che si aggirerebbe intorno ai 30 miliardi di euro. Dal 2001 al 2012 sono stati messi in campo 3,6 miliardi di euro di investimenti, tra soldi pubblici (1,9 miliardi di euro, pari al 52,5% del totale) e progetti approvati di iniziativa privata (1,7 miliardi di euro, pari al 47,5% del totale), con risultati concreti davvero inesistenti.PFU via de roberto (2)

Rischio serio per l’ambiente – “Se non decollerà il settore delle bonifiche, non riusciremo a riconvertire il sistema produttivo italiano alla green economy – ha spiegato il responsabile scientifico di Legambiente Giorgio Zampetti -. Nonostante i gravi ritardi del risanamento, però alcuni casi di riconversione cominciano a concretizzarsi: basti pensare alle bioraffinerie di Crescentino (Vc) già attiva o a quella in costruzione a Porto Torres (Ss). Ma non basta. Il Governo e il Parlamento devono accelerare il processo di risanamento ambientale, risolvendo anche il problema delle risorse, ma anche il mondo industriale deve fare la sua parte mettendo in campo azioni concrete, bonificando in tempi non geologici i suoli e le falde inquinate, con adeguate risorse economiche ed umane, per risanare le gravi distorsioni di uno sviluppo corsaro e distruttivo, che ha reso inutilizzabili intere aree del Paese, creando piuttosto quell’auspicabile equilibrio tra ambiente, salute e lavoro che può aprire un prospettiva concreta di lavoro e di sviluppo”.

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