tuna

Schiavitù e pesca eccessiva: Il lato oscuro del tonno in scatola

Questa settimana, potenti alleati hanno unito le forze per protestare contro il più grande produttore al mondo di tonno in scatola – Thai Union Group – e il suo più grande marchio statunitense – Chicken of the Sea – per sradicare le pratiche di pesca distruttive e lavori forzati dalle loro catene di approvvigionamento.

Tre sindacati statunitensi hanno rilasciato una dichiarazione di solidarietà con la campagna di Greenpeace per riformare il settore del tonno. Nomi famosissimi negli Stati Uniti e sinonimo di diritti dei lavoratori, la United Food and Commercial Workers International Union (UFCW), la Service Employees International Union (SEIU), e la International Brotherhood of Teamster rappresentano, in totale, quasi 5 milioni di lavoratori.

In un comunicato stampa, Marc Perrone, presidente internazionale del UFCW, ha detto: “Ci uniamo a Greenpeace e altri alleati alla protesta contro la Thai Union affiché la smetta con la pesca distruttiva, nel rispetto del lavoro e dei diritti umani di tutti gli occupati nella sua catena di approvvigionamento, noi dobbiamo stare con Greenpeace e con tutti quei lavoratori colpiti, fino a quando queste pratiche sociali non siano corrette. ”

La Thai Unione è considerata una società chiave per via del suo impatto spropositato sugli ecosistemi marini, é inoltre stata collegato ai lati più oscuri della industria ittica. Alcuni rapporti pubblicati sul New York Times, il Guardian e Associated Press hanno messo in luce vicende oscure e vergognose di sfruttamento del lavoro che riguardano l’intera catena di produzione.

Le indagini hanno rivelato che l’equipaggio di questi pescherecci è costituito per lo più da vittime della tratta di esseri umani. Spesso si tratta di persone disperate e in cerca di lavoro, che vengono ingannate e letteralmente imprigionate a bordo di pescherecci arrugginiti, su cui restano per tre anni prima di ritoccare terra. I pescatori sono costretti a lavorare fino a 22 ore al giorno in condizioni deplorevoli. I salari promessi non arrivano mai; alcuni lavoratori sono vittime di soprusi e multe se la produzione rallenta o se si addormentano sul lavoro, spesso, se si rifiutano di lavorare vengono uccisi. Uno studio delle Nazioni Unite rivela che il 60 per cento delle vittime delle tratte di esseri umani è stato testimone di un omicidio compiuto dal capitano della nave su cui erano reclusi.

Gli stessi capitani che non hanno alcun riguardo per i diritti umani né per il lavoro sono anche, ovviamente, quelli che mettono i atto pratiche industriali del tutto insostenibili che stanno svuotando i nostri oceani, violando le leggi ambientali. Uccidono indiscriminatamente tonnellate di creature del mare, oltre al tonno che manderanno sul mercato.

Passando mesi o addirittura anni in mare, il trasferimento della merce e degli equipaggi, può avvenire lontano dai porti, in questo modo questi criminali riescono a sfuggire agli ispettori portuali.

La dichiarazione di solidarietà che hanno firmato i sindacati riconosce il profondo legame tra la giustizia sociale e le questioni ambientali, e riconosce che le stesse soluzioni necessarie per salvaguardare le risorse oceaniche possono anche proteggere i lavoratori. Le organizzazioni si rifiutano di consentire che interessi aziendali guidati da profitti a breve termine continuino a dividere i movimenti pro ambiente e quelli pro lavoro che devono necessariamente cooperare per proteggere il pianeta.

I sindacati si schierano quindi con Greenpeace, e chiedono a Thai Union di ripulire le sue catene di approvvigionamento, renderle trasparenti, garantire ai lavoratori la libertà di associazione e il diritto di iscriversi ai sindacati, richiedono pratiche di pesca migliori, l’abbandono della pesca eccessiva e dello sfruttamento del lavoro.

Firma anche tu per sostenere Greenpeace

Leave a Reply