Lanaturadell'Italia

Ripartire dalla ricchezza della biodiversità. L’Italia sceglie di puntare sulla green economy

Roma – La biodiversità come leva su cui puntare per rilanciare l’economia del Paese. La ricchezza del patrimonio ambientale può essere considerata una risorsa per proporre modelli di sviluppo nel segno della green economy.  La bellezza, la cultura, le risorse naturali dei territori sono asset da cui l’Italia può ripartire. Con queste premesse si è svolta a Roma, voluta dal Ministero dell’Ambiente, “La Natura dell’Italia. Biodiversità e Aree protette: la green economy per il rilancio del Paese”, prima Conferenza nazionale sulla Biodiversità. È stata un’occasione per avviare un grande e ricco confronto nazionale tra istituzioni, esperti, e operatori per conoscere e discutere le politiche per la valorizzazione della biodiversità, l’attuazione degli indirizzi comunitari, le migliori pratiche finora sviluppate. Obiettivo puntare al rilancio dell’economia italiana ripartendo proprio dall’immenso capitale naturale che caratterizza il nostro Paese, dalle aree protette all’agricoltura, ai prodotti tipici, all’artigianato di qualità.

Il Ministro Orlando – “In Italia e in Europa serve promuovere un vero e proprio Patto sociale attorno all’idea di sostenibilità ambientale. Nonparco_nazionale_abruzzo dobbiamo dare niente per scontato su questo punto”. Lo ha detto il ministro dell’Ambiente Andrea Orlando alla Conferenza nazionale ‘La natura dell’Italia’. “Dobbiamo chiederci apertamente, ha precisato Orlando, se una nuova, diversa distribuzione delle risorse ambientali, garantisca di per sé una più equa redistribuzione della ricchezza”. “E’ necessario elaborare politiche di bilanciamento dirette a evitare il rischio molto concreto che la frontiera della sostenibilità ambientale sia foriera di nuove fratture sociali e quindi di reazioni negative all’affermazione del modello sostenibile”. “Obiettivo fondamentale di questa Conferenza, ha spiegato Orlando, è fare della nostra politica verde l’equilibrio fra ecologia ed equità. Per fare questo è necessario il contributo delle forze sociali che rappresentano il lavoro, quelle che si battono per una più equa distribuzione della ricchezza all’interno del sistema produttivo. Agiamo insieme affinché l’equità sia sempre presente nelle misure che adottiamo – ha rilevato il ministro – la green economy riconosce i diritti del nostro ambiente, del nostro paesaggio e della nostra cultura, riparando i torti che un modello di sviluppo sbagliato ha inflitto all’Italia”. Il nostro impegno è che “essa sia anche un modello di equità e di ecologia anche dal punto di vista sociale”. Per il ministro dell’Ambiente necessario “uscire dall’affannosa gestione delle crisi, pur presidiandole come ho cercato di fare, dalla Terra dei Fuochi al Giglio, dall’Ilva di Taranto alla Sardegna, è forse la sfida più difficile. Passare dall’emergenza alla prevenzione, questa è la parola d’ordine che vorrei richiamare. E’ una necessità, ha infine concluso Orlando, per riuscire a imprimere quella svolta prospettica e programmatica all’attività del ministero. Anzi, dell’intero Governo”.

andrea-orlandoCts e TCI – L’ecoturismo ha un enorme potenziale ma manca un’azione di sistema, hanno sottolineato nel corso della conferenza il Cts, Centro Turistico Studentesco e Giovanile, e il Touring Club Italiano evidenziando l’importanza che il turismo – e in particolare l’ecoturismo – può e deve avere nello sviluppo socio economico delle aree naturali protette e nella conseguente crescita di occupazione soprattutto giovanile. Cts e Touring Club Italiano le due maggiori associazioni che si occupano di turismo in Italia, hanno deciso di unire quindi le forze e le competenze per dare un forte impulso alla sviluppo del turismo dei parchi, un turismo esperienziale fatto di qualità e in grado di soddisfare le esigenze del mercato. “C’è un enorme potenziale ancora inespresso che in questo momento di crisi sarebbe scellerato non utilizzare per creare nuovi posti di lavoro – hanno dichiarato Cts e Touring Club Italiano. Ma per sfruttarlo, occorre però una forte e incisiva azione di sistema che è mancata finora e che ha di fatto impedito lo sviluppo del turismo dei parchi. Tale azione deve prevedere l’ideazione e l’attuazione di una strategia nazionale che si prefigga di posizionare su mercato l’Italia come meta del turismo natura. L’Italia deve affrancarsi da un’immagine di destinazione a vocazione solo marina o culturale. Tale fattore imprigiona (con ricadute negative sulla durata della stagione) le opportunità di sviluppo, non contribuendo alla valorizzazione di tutto il patrimonio di ricchezze naturali di cui il territorio dispone”. “Oggi – hanno sottolineato ancora Touring Club e Cts – la situazione del turismo nei parchi è tutt’altro che omogenea: alcuni, quelli storici, hanno già un buon flusso di visitatori (Abruzzo, Gran Paradiso, Stelvio), altri sono stati istituiti in zone già meta di turismo (Maddalena, Arcipelago Toscano, Aree Marine Protette). In altri ancora i flussi sono concentrati in luoghi di particolare interesse (santuari, centri storici, etc.) mentre quelli soprattutto nelle aree interne, hanno pochi visitatori e sperano che proprio l’istituzione dell’aree protetta possa, anche attraverso il turismo, fornire quelle occasioni di sviluppo locale che finora sono state loro precluse. “In assenza di un’incisiva azione di sistema – hanno poi concluso le due organizzazioni – sul fronte della promo commercializzazione che veda il ministero dell’Ambiente protagonista continueremo ad assistere a singole iniziative, più o meno di successo, portate avanti dai singoli parchi che però non consentiranno né di promuovere il sistema né tantomeno di posizionare nel mercato, azionale e internazionale, l’Italia come destinazione del turismo natura”.

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